Dialogo tra Al Baghdadi e un martiriando alle macchinette del caffé

 

pausa

-Scusa, Al! Ti posso parlare un attimo?

– Oh, ciao… ehm… carissimo! Guarda, mi hai preso proprio in un momentaccio.

– E’ da sei mesi che me lo dici, Al. Ma io ho proprio bisogno di parlarti adesso.

-Okay, okay, ma non possiamo fare domani?

-Al, io stasera mi faccio esplodere. Non credo che domani sarò dell’umore.

– …

-Vedi? Non ti ricordavi neanche che oggi mi faccio esplodere…

-Ma no, cosa dici, salame! E’ solo che – che giorno è oggi, giovedì? Ecco, ero convinto che fossimo a martedì. Realizzo adesso che allora non ho neanche fatto gli auguri a Fatima. Sarà inviperita. Per dire, sono settimane di fuoco!

-Al, a me non piace fare polemiche, lo sai. Ma le cose non sono andate esattamente come me le avevate prospettate sei mesi fa. Mi sembrano molto meno, come dire? Molto meno poetiche. Mi avevate parlato di Assoluto. Della Luce che acceca Abramo. Di una Fiammata Totale e Definitiva.

-Be’, certo. E cosa non ti torna in questi minuti in cui sfrigoli come una miccia di dinamite?

-Ecco, vedi… mi sento ridicolo ad averlo creduto, ma… Credevo che l’aveste detto solo a me

-Oh, patata…

-Vedi, Al… Quella mattina, quando mi avete fermato per strada, il tutto aveva una sua poesia. Mi ha fatto sentire speciale. Poi sono arrivato qui e ho fatto tre ore di coda per iscrivermi. Mi avete pure chiesto la ricevuta del versamento. Neanche volessi farmi esplodere senza saldare la tuta nera. Ecco, Al: in quel momento ho guardato i miei sogni e mi sono sentito ingenuo come uno scrittore esordiente nella coda per scrittori esordienti del Salone del libro a Torino.

-Via, adesso stai drammatizzando, Abdelkader!

-Mi chiamo Abderrahim, cazzo, Abderrahim!

-Abderrahim, scusa! Te l’ho detto che sono cotto in questi giorni. Ma non devi essere così negativo, se sei qui è perché Iddio sa che sei una creatura speciale.

-L’avete detto anche a Walyullah. Ed è stupido come una gallina.

-Ma no, dai, Walyullah non è così stupido.

-Per spiegargli quante sono 72 vergini avete dovuto fargli appiccicare tante api su un cartellone. E alla fine ha commentato dicendo: “ellamadonna!” L’altro ieri si è incendiato la barba cercando di accendersi una sigaretta nel forno. I giornali hanno detto che l’attentatore era Zorro.

-Okay, okay, Walyullah non è il Lupin della Jihad, ma questo non deve far sentire svalutato te.

-Ma dio bono, Al, secondo te come si sarebbe sentito Abramo se giunto sul monte Moriah avesse trovato il suo vicino stupido che si sfilava il coltello dal marsupio e gli diceva: “ehy, Abe! Anche tu qui, YUK YUK!”

-Te l’abbiamo già detto: il fatto è che il Signore opera per vie misteriose…

-Più che per vie misteriose, a me sembra che peschi a strascico nelle rogge. E proprio questo è il punto, Al. La non-eccezionalità di questa baracca, il suo essere prosaica come tutto il resto.Il maledetto piattume. Io ero un nichilista, Al. Andare a vedere Star Wars con la maglietta di Obi Wan Kenobi mi sembrava il massimo che si potesse spremere dal senso della vita. Poi voi mi avete dato una ragione. Mi avete fatto vedere una Luce eccezionale. Cruenta e definitiva, d’accordo, ma assoluta. E mi avete detto che era la mia Luce. Era Dio che mi parlava nell’orecchio: a me, Abderrahim! A me non piace fare polemiche, Al, lo sai. Però solo nell’ultimo mese Dio ha parlato nell’orecchio a 19 persone. Non è un Ente Imperscrutrabile. E’ un call center. Per far fronte a tutti questi martiri sta sfornando più vergini che camicie dell’HM. Fino a qualche anno fa, l’idea del suicidio era bella, ma poi avete voluto cavalcare il trend positivo e l’avete massificata, capisci? Ero qui per trovare me stesso, fuori dalla massa, tramite un gesto assoluto per l’Assoluto. Mi ritrovo punto e a capo, nel maledetto piattume. Nella maledetta prosa. Io stasera mi infilerò con un apecar alla sagra dell’oca e la mia ex neanche saprà che sono io.

-Le parlerò di persona, Abdelkader.

-ABDERRAHIM, PORCA TROIA!, SONO ABDERRAHIM!

-Abderrahim, certo, certo… è che ti confondo sempre con tuo fratello.

-MIO FRATELLO SI CHIAMA ABDUL-HASIB!

-Hai ragione, scusa! Bravo ragazzo. Salutamelo tanto!

-MA SE E’ ESPLOSO IERI IN UN PENNY MARKET!

-Scusa, scusa, è vero! Te l’ho detto che sono rimasto a martedì! Eh eh, mi farei esplodere al tuo posto per non beccarmi Fatima stasera! Senti, rimaniamo così. Oggi, alla sagra dell’oca, mandiamo…ehm… coso, quello con gli occhialetti. O quell’altro che starnutisce strano, là. E tu ti calmi un attimo, okay? Ché non mi piace saperti musone nel giorno più importante della tua vita.

-No, no, Al. Oramai mi sono imbottito di Captagon. O faccio una strage in nome di Dio o rifondo i Rolling Stones. Però sia messo a verbale questo: da fuori potrà sembrare un Grande Suicidio, ma la verità è che sono morto dentro. Brillerò, ma con grigiore.

Dialogo tra Al Baghdadi e un martirando alle macchinette del caffé

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-Scusa, Al! Ti posso parlare un attimo?

– Oh, ciao… ehm… carissimo! Guarda, mi hai preso proprio in un momentaccio.

– E’ da sei mesi che me lo dici, Al. Ma io ho proprio bisogno di parlarti adesso.

-Okay, okay, ma non possiamo fare domani?

-Al, io stasera mi faccio esplodere. Non credo che domani sarò dell’umore.

– …

-Vedi? Non ti ricordavi neanche che oggi mi faccio esplodere…

-Ma no, cosa dici, salame! E’ solo che – che giorno è oggi, giovedì? Ecco, ero convinto che fossimo a martedì. Realizzo adesso che allora non ho neanche fatto gli auguri a Fatima. Sarà inviperita. Per dire, sono settimane di fuoco!

-Al, a me non piace fare polemiche, lo sai. Ma le cose non sono andate esattamente come me le avevate prospettate sei mesi fa. Mi sembrano molto meno, come dire? Molto meno poetiche. Mi avevate parlato di Assoluto. Della Luce che acceca Abramo. Di una Fiammata Totale e Definitiva.

-Be’, certo. E cosa non ti torna in questi minuti in cui sfrigoli come una miccia di dinamite?

-Ecco, vedi… mi sento ridicolo ad averlo creduto, ma… Credevo che l’aveste detto solo a me

-Oh, patata…

-Vedi, Al… Quella mattina, quando mi avete fermato per strada, il tutto aveva una sua poesia. Mi ha fatto sentire speciale. Poi sono arrivato qui e ho fatto tre ore di coda per iscrivermi. Mi avete pure chiesto la ricevuta del versamento. Neanche volessi farmi esplodere senza saldare la tuta nera. Ecco, Al: in quel momento ho guardato i miei sogni e mi sono sentito ingenuo come uno scrittore esordiente nella coda per scrittori esordienti del Salone del libro a Torino.

-Via, adesso stai drammatizzando, Abdelkader!

-Mi chiamo Abderrahim, cazzo, Abderrahim!

-Abderrahim, scusa! Te l’ho detto che sono cotto in questi giorni. Ma non devi essere così negativo, se sei qui è perché Iddio sa che sei una creatura speciale.

-L’avete detto anche a Walyullah. Ed è stupido come una gallina.

-Ma no, dai, Walyullah non è così stupido.

-Per spiegargli quante sono 72 vergini avete dovuto fargli appiccicare tante api su un cartellone. E alla fine ha commentato dicendo: “ellamadonna!” L’altro ieri si è incendiato la barba cercando di accendersi una sigaretta nel forno. I giornali hanno detto che l’attentatore era Zorro.

-Okay, okay, Walyullah non è il Lupin della Jihad, ma questo non deve far sentire svalutato te.

-Ma dio bono, Al, secondo te come si sarebbe sentito Abramo se giunto sul monte Moriah avesse trovato il suo vicino stupido che si sfilava il coltello dal marsupio e gli diceva: “ehy, Abe! Anche tu qui, YUK YUK!”

-Te l’abbiamo già detto: il fatto è che il Signore opera per vie misteriose…

-Più che per vie misteriose, a me sembra che peschi a strascico nelle rogge. E proprio questo è il punto, Al. La non-eccezionalità di questa baracca, il suo essere prosaica come tutto il resto.Il maledetto piattume. Io ero un nichilista, Al. Andare a vedere Star Wars con la maglietta di Obi Wan Kenobi mi sembrava il massimo che si potesse spremere dal senso della vita. Poi voi mi avete dato una ragione. Mi avete fatto vedere una Luce eccezionale. Cruenta e definitiva, d’accordo, ma assoluta. E mi avete detto che era la mia Luce. Era Dio che mi parlava nell’orecchio: a me, Abderrahim! A me non piace fare polemiche, Al, lo sai. Però solo nell’ultimo mese Dio ha parlato nell’orecchio a 19 persone. Non è un Ente Imperscrutrabile. E’ un call center. Per far fronte a tutti questi martiri sta sfornando più vergini che camicie dell’HM. Fino a qualche anno fa, l’idea del suicidio era bella, ma poi avete voluto cavalcare il trend positivo e l’avete massificata, capisci? Ero qui per trovare me stesso, fuori dalla massa, tramite un gesto assoluto per l’Assoluto. Mi ritrovo punto e a capo, nel maledetto piattume. Nella maledetta prosa. Io stasera mi infilerò con un apecar alla sagra dell’oca e la mia ex neanche saprà che sono io.

-Le parlerò di persona, Abdelkader.

-ABDERRAHIM, PORCA TROIA!, SONO ABDERRAHIM!

-Abderrahim, certo, certo… è che ti confondo sempre con tuo fratello.

-MIO FRATELLO SI CHIAMA ABDUL-HASIB!

-Hai ragione, scusa! Bravo ragazzo. Salutamelo tanto!

-MA SE E’ ESPLOSO IERI IN UN PENNY MARKET!

-Scusa, scusa, è vero! Te l’ho detto che sono rimasto a martedì! Eh eh, mi farei esplodere al tuo posto per non beccarmi Fatima stasera! Senti, rimaniamo così. Oggi, alla sagra dell’oca, mandiamo…ehm… coso, quello con gli occhialetti. O quell’altro che starnutisce strano, là. E tu ti calmi un attimo, okay? Ché non mi piace saperti musone nel giorno più importante della tua vita.

-No, no, Al. Oramai mi sono imbottito di Captagon. O faccio una strage in nome di Dio o rifondo i Rolling Stones. Però sia messo a verbale questo: da fuori potrà sembrare un Grande Suicidio, ma la verità è che sono morto dentro. Brillerò, ma con grigiore.

Radio-intervista al Posto delle parole

Per chi l’avesse persa e fosse interessato, ecco la registrazione della puntata del Posto delle parole dedicata a Fortunale.

Elia Rossi “Fortunale”

Buon ascolto!

 

Un ricordo di Dario Fo

dariofo

Era l’estate del 2015. All’inizio di luglio, i giorni del picco di caldo. Noi eravamo una trentina di persone, più o meno appassionate di teatro, ma non c’era nessun professionista. Quasi per gioco ci eravamo iscritti a quel corso tenuto, tra gli altri, da lui. Tanto per dire: io ero lì perché volevo starmene lontano da Novara dopo una storia d’amore finita piuttosto male. Altri avevano vicende simili.

Lui era già provato dall’età, ci sentiva poco e ci vedeva ancora meno. Verso la fine di un pomeriggio decise di mettere in scena, apposta per noi, un pezzo di Johan Padan a la descoverta de le Americhe. Noi arrivavamo dalla piscina (riscaldata, con massaggio), nel pieno di quel pomeriggio torrido che ci appiccicava i vestiti alla pelle. Probabilmente eravamo ancora provati dal pranzo con buffet, in cui non ci eravamo risparmiati neanche un po’. Lui ci salutò calorosamente, si sedette su una seggiola, si sistemò a fatica un cuscino e iniziò a recitare. Apposta per noi. A distanza di pochi centimetri: poteva guardarci uno ad uno negli occhi, nonostante quasi non ci vedesse. Era come essere seduti al parco con un amico.

Il fatto è che, in quelle circostanze, dovevamo rappresentare il pubblico peggiore che avesse mai avuto davanti. Sembravamo dei vacanzieri appena tornati dalla spiaggia: un po’ cotti dalla giornata, un po’ frivoli come studenti in gita. Era frustrante. Avere lì, davanti, quel capolavoro di mimo, espressione, voce, narrazione, drammaturgia… e non riuscire a goderne. Lui andò avanti per un’oretta, poi venne interrotto da chi gli faceva notare che era pronta la cena. Lo aiutarono ad alzarsi  e noi andammo verso il buffet, mentre lui, a passo lento, ci raggiungeva.

Beh, successe che il giorno dopo ci disse di essere dispiaciuto. Non era riuscito a prenderci, disse ancora. Anche se non riusciva a vederci bene, continuò, aveva avvertito la nostra distanza. Reazioni lente, battute che non producevano effetti. Aggiunse anche che la sera, prima di prendere sonno, si era chiesto dove mai avesse sbagliato. E si scusò: lui con noi. Poi aggiunse che voleva riprovarci un’ultima volta e che sperava potesse funzionare un concerto improvvisato, una cantata collettiva. Aveva chiamato alcuni amici, dei musicisti. Quelli entrarono con chitarre e fisarmoniche e attaccarono a suonare. Pezzi folk, in dialetto, canzoni cubane, vecchi blues, pizziche, Ho visto un re… Dalla sua seggiola, col cuscino che ogni tanto si sistemava, lui improvvisava: mimando con le braccia e tenendo il ritmo della musica con dei grammelot che a tratti sembravano testi cubani, salentini, inglesi… Nell’arco di pochi minuti, ci trovammo tutti in piedi a battere le mani e a ballare intorno a lui. Che finalmente sorrideva, contento.

Non ci metto commenti, penso sia una storia di per sé chiara e mi andava di condividerla.